giovedì 16 gennaio 2014

Flauto Dolce contro la depressione

Il Flauto Dolce contro la depressione

Il Flauto Dolce contro la depressione
Posso dire che la musica mi ha salvato la vita e che è diventata non solo la mia passione, ma la mia più forte valvola di sfogo.
Pur avendo un carattere curioso e che tende a farmi vedere le cose belle che mi circondano: anche semplicemente un tramonto, un bel film, una passeggiata in una tiepida serata, la depressione è diventata una latente compagna di viaggio nel corso dei miei ultimi 20 anni. Non sono mai riuscito a decifrarla, comprenderla o a prevederla, semplicemente ad un tratto qualsiasi persona o situazione, diventano in bianco e nero. Tutto è distante e pericoloso e il mio stesso corpo si trasforma in un pesante ostacolo che non riesco a far muovere e, cosa ancor più grave, che non sento il motivo di dover muovere. Depressione per me è staticità, immobilità,  in quei momenti non esiste un solo valido motivo, non uno, che mi dia ragione di reagire.
Tutto iniziò negli anni ’80 con un piccolo intervento chirurgico errato, che cambiò per sempre il mio significato della parola corpo.  Avevo sempre tenuto in massima considerazione la forma fisica, lo star bene, il non sentirmi quasi mai stanco. Lavoravo a 70 chilometri da casa e per fare avanti e indietro ogni giorno, dovevo esser motivato e in buona salute . Dopo quell’evento, un piccolo intervento chirurgico errato, iniziai a non riconoscermi più. Non poteva esser mia quella carne che urlava di dolore qualsiasi movimento facessi. Non potevo esser io quello che andava in lacrime dal medico che aveva effettuato l’intervento e dal quale mi sentivo dire “I suoi unici problemi lei li ha nella sua testa”. Chi mi conosceva non poteva credere che uno sciocco intervento potesse avere tali conseguenze e la definizione “malato immaginario” cominciò a evidenziarsi anche su i volti delle persone a me più vicine. Avevo costante bisogno assoluto di silenzio, perché la carne, in certi casi, fa più rumore di uno stereo a massimo volume,  e questo per un insegnante è un miraggio semplicemente impossibile da raggiungere.  A quell’intervento ne seguirono altri 8 in 6 anni per cercare di rimetter in sesto la figura che non riconoscevo più allo specchio. Da uomo di 90 chili, appassionato di sport, sempre in movimento, mi trovai a dover gestire un ombra di 48 chili. Ma la cosa che più mi rendeva difficile ogni attimo di vita era la sensazione d’esser avvolto da una negatività, un pessimismo assoluto, totale.
Compresi anche che il dolore NON si può condividere, MAI! Anche chi ti ama con tutto se stesso, non sarà mai dentro la tua carne, una carne che fa un rumore spaventoso, che è il rumore del dolore puro. Le cicatrici non tacciono, sono come delle bocche rivolte verso l’interno e tu, che sei parte di esse, non riesci a far finta che non urlino di continuo.  Poi un medico mi disse “ dovresti fare la domanda per una pensione d’invalidità”, per assurdo quella fu la scintilla, la prima dopo 6 anni di feroce prigione della detenzione più spietata, quella di un carcere dal quale non potevo evadere. Era questa la mia vita? Un uomo di 40 anni che si ferma? Che chiede la pensione e che per il resto della propria esistenza vedrà il mondo alla ricerca di qualcosa da conquistare? Una sorta di film…senza finale. Fine del primo tempo…fine del film! No dico ma scherziamo? Nel momento peggiore, il più basso in assoluto, ad un passo da quel nulla che oramai mi separava da una finestra del quarto piano che avrebbe messo fine ad ogni dolore e ogni paura, iniziò la mia risalita. Lenta, piccolissima, con alti e bassi. Un corpo debole e irriconoscibile, e una mente del tutto avvolta solo su se stessa, un costante io, io, io, io…si perché per chi sta male fisicamente o psicologicamente, l’unica cosa che conta all’universo è: Io, IO-STO-MALE, il resto, tutto il resto, è meno dello zero assoluto. Il dolore ti rende affamato di salvezza, e quando hai fame, quella feroce che ti toglie il respiro, sei una belva, esisti tu e nessun altro.
Cominciai a fare due cose,  la MUSICA e LA GINNASTICA che diventarono le mie stampelle, all’inizio piccole, poi via via sempre più solide, ora fondamentali. Cominciai a dedicare i miei pensieri alla musica, qualcosa di così impalpabile, così indefinibile, al punto che ogni volta che le dedicavo anche solo un attimo di tempo, la mente usciva dal mio corpo. E alla Ginnastica, quella che i medici mi avevano sconsigliato in quanto considerata probabile causa di ennesime recidive. La musica, ora posso dirlo forte,  è una medicina incredibile che non ha controindicazioni, ma sentirla non basta, a me perlomeno non bastava. Io dovevo entrare nei suoni, io dovevo esser parte integrante del flusso sonoro. Che strumento scegliere? Il mio corpo mi permetteva due posizioni o in piedi o sdraiato, stare seduto era ed è un vero problema. Non volevo spendere soldi, non volevo un maestro, volevo qualcosa di assolutamente semplice e spontaneo, qualcosa dal quale poter ricominciare in modo spensierato e senza dover render conto ai vicini per l’eventuale “rumore”. Scoprii il flauto dolce, 8 euro di semplicità, ogni dito che alzi, sali di una nota, proprio come un pianoforte, ma lo puoi suonare ovunque tu sia, in qualsiasi posizione, senza alcuno sforzo. Mi accorsi che con questo piccolo magico strumento odiato da decenni da alunni e le loro famiglie di tutte le scuole d’ordine e grado nel nostro paese, si può suonare tutto, ma proprio tutto, dalla Classica, al Pop al Rock. Nella sua semplicità ti obbliga a tenere il tempo, ad imparare a leggere uno spartito se vuoi, o semplicemente a suonare ad orecchio se non vuoi dannarti troppo. Uno strumento che anche grandi personaggi della musica han recentemente più volte denigrato considerandolo un giocattolo, ma che in realtà ha un vastissimo repertorio e che può far avvicinare alla musica chiunque, un bimbo come un novantenne. Non ci voglion soldi, non ci vuole fatica, ci vuole il desiderio di entrare in un mondo impalpabile ma così forte da trascinarti via con se in una sorta di magico volo che, chi non prova, non può capire. Esattamente come il dolore non è comprensibile o realmente spiegabile, la musica è qualcosa che ti porta via con se, ma il viaggio sei tu che lo decidi, sia la partenza che l’arrivo, che la durata.

Nel mio caso il viaggio è iniziato con la scoperta di questo semplice strumento che mi accompagna, anche solo per alcuni minuti al giorno, ma che mi permette di spostarmi assai velocemente passando dall’antica Grecia con l’Epitaffio di Sicilo, al Gregoriano, alla Classica, al balletto, passando per la sinfonica, il pop, il liscio, alla musica folk, la musica melodica italiana, il Rock… un quotidiano viaggio nel tempo con uno strumentino minuscolo. Forse sono solo stato fortunato, ma per risalire ci vogliono delle motivazioni, credo che la musica possa esser, proprio per l’impossibilità di poterla descrivere realmente o di poterla definire e inquadrare, la medicina suprema. Immergerti nei suoni, ti fa scoprire ed entrare nelle anime di chi si è espresso solo mettendo dei pallini su dei fogli di musica in paesi lontani e magari in epoche remote. E’ un linguaggio, ti permette di entrare in contatto anche con chi si esprime con lingue che non capirai mai. La musica è, per me, la forma d’arte più elevata, proprio perché ancora non capisco cosa sia. E spero di non scoprirlo mai. Voglio solo farla con semplicità e divertimento. Quando l’oscurità talvolta riappare senza motivo la combatto con tutti questi amici di altri paesi di altre epoche, loro mi accompagnano e mi rimangono accanto, mi distraggono con le loro voci, l’oscurità passa, loro restano.

16 commenti:

  1. ti ammiro tantissimo.Sei un grande ciao Mario

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  2. Bravo! Sto cercando esattamente le stesse due stampelle, musica e ginnastica!

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    1. Grazie Cristina, spero che le due "stampelle" funzionino nel migliore dei modi

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  3. Bravissimo Fabio! Sei una grande "anima"! Che tu sia benedetto.

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    1. Grazie, ho una sola vita a disposizione, se cado mi rialzo e vedo come va a finire e se ricado...mi rialzo ancora e così fino all'ultimo secondo

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  4. Senza conoscerti posso dire che sei uno degli uomini più straordinari sulla faccia della terra!!! Trasformare il dolore in gioia, da solo, non è da tutti!!
    Grazie per quello che fai per noi e grazie di esistere!!!
    Un caro abbraccio!!
    Adriano

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    1. Grazie infinite per il tuo gentile messaggio!

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  5. dopo fisarmonica ed arpa celtica,da pochissimo sono approdato al tin wistlye,ed i tuoi insegnamenti mi sono di grande aiuto in questo momento,è vero il flauto è uno strumento tanto denigrato dai più,solo perchè lo dovevi studiare a scuola e non riuscivi mai a tirar fuori le note. Non ti dico i commenti che mi hanno fatto quando ho deciso di studiarlo ora,eppure per me la scoperta del tin è straordinaria! Costa niente e ti da tanto,cosa vuoi di più? Ti auguro tutto il bene che posso,ciaooo Stefano

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  6. Per me sarà sempre il simpatico e giovane prof dalle camicie azzurre , jeans e scarpe nere con la Fiat Uno targata PR, la "evve" moscia ed il coinvolgente amore per la musica che ha trasmesso ad un ragazzino di 11 anni , il quale tutt'oggi ringrazia di avere avuto un maestro come lei , senza il quale oggi non avrebbe la consapevolezza del concetto di MUSICA quale parte integrante ed imprescindibile della VITA. Per citare un ottimo esteta musicale , UNA MUSICA PUÒ FARE! Grazie "Prof. Vetro", mi ha commosso leggere questo articolo , mi ha reso conscio di una verità su di lei che ovviamente da ragazzino ignoravo l'esistenza e mi rende ancora più legato , anche se in attuale lontanzanza , a lei !

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  7. Ciao Fabio, ti ho conosciuto a Modena alla scuola di s. Damaso nel nontano 2000 piu o meno e ti ho ammirato tanto. Forse in modo presuntuoso mi ero convinta di poter entrare a contatto con te e poterti "aiutare" (parola grossa). Adesso, il caso vuole che dalla mia Sicilia scopro che l'insegnante di mio figlio, alla prima media, fa suonare il flauto seguendo te...e io dico: ma...io lo conosco!!!! Ciao Fabio sempre più su' con le piccole cose...come con il flauto, che ache io denigravo ed ora non più! Maria Grazia.

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  8. Ho pianto tanto leggendo queste parole, perché per una volta non mi sento sola.. "intender non può che no la prova" ed è così,qualcuno ti può capire, ma nessuno ti può aiutare davvero. Ma questo miracolo tu l'hai fatto, in ogni brano che hai suonato per il mondo e oggi anche con questa confessione, che non è mai facile fare. Sarai la mia forza, la mia ancora di salvezza in questo mare scuro scuro. Grazie, di cuore!

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  9. Ho pianto tanto leggendo queste parole, perché per una volta non mi sento sola.. "intender non può che no la prova" ed è così,qualcuno ti può capire, ma nessuno ti può aiutare davvero. Ma questo miracolo tu l'hai fatto, in ogni brano che hai suonato per il mondo e oggi anche con questa confessione, che non è mai facile fare. Sarai la mia forza, la mia ancora di salvezza in questo mare scuro scuro. Grazie, di cuore!

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  10. The most beautiful gift! A new life! A new chance to be and think and love and live! And share your treasures with others. And never give up! You are a wonderful man.

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